Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Diversi anni fa, una decina abbondante, mi venne l’idea di giocare con i lettori sugli stornelli, quelli toscani classici, partendo dal nome di un fiore (vero o finto che fosse) ed era una pioggia continua di “fior di…” tanto che, per ricordo, li ho stampati tutti e rilegati in un libretto.
Poi la voglia successiva fu quella dell’Haiku, tanto da andare a pescarlo dall’altra parte del mondo, nel dolce Giappone, e anche con questo difficile genere poetico dalle ferree regole sillabiche, la risposta fu eccezionale… ma… non c’è due senza tre!
Andammo a nord, in Irlanda, dove poeti mattacchioni avevano ereditato un genere che aveva sì regole grammaticali, ma il nonsense era predominante, basta seguire lo schema AA BB A dove il primo verso rimeggia con l’ultimo e preferibilmente con la stessa parola, il limerik.
Vogliamo provare?
C’era uno che scriveva su un giornale,
pensava di non aver rivale,
ma ecco apparire un dì
una che forse non è nemmen di qui
e che ora rende piacevole il giornale!
Per non calcare, o deviare troppo i temi passati, voglio chiudere agosto (mancan due ore) con una foto, l’ultimo “amor amore vero”, di due focosi acrobatici insetti.
Gli spagnoli la chiamano moscas grúas (mosca gru), noi più semplicemente “zanzarone”, ma Tipula è il suo nome scientifico.
Lo reggete un limerick augurale?
Addio agosto, vieni settembre
quando l’uva matura e il fio pende,
la rima la accomoda il contadino,
quello dalle scarpe grosse e il cervello fino,
che svina beve e loda settembre.