Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Dice la moglie casalinga al marito pescatore:
“Neno , varda vi che ragnolo!”
“Ragnolo? A me mi pae un crogniolo!”
A parte gli scherzi e il vernacolo questo è un piccolissimo schizzo di vita stampato sul muro di casa, una goccia di amore velocità fame simpatia che la “brutta” famiglia degli aracnidi ti offre per farti dimenticare quelle specie “pericolose”, e tutto concentrato in un chicco di 5 millimetri con contorno di fili più fini della seta che sono le sue 8 lunghissime (!) zampette. Il maschio per farsi riconoscere da una femmina muove in modo ritmico le zampe anteriori facendo veloci flessioni tanto da avere preso il nome di “ragno ballerino” e, mentre la “lei” è sedentaria e vive circa 3 anni, lui è nomade, continuamente alla ricerca di femmine per accoppiarsi e vive 1-2 anni.
(ma li vive bene n.d.a).
Ferdinando Bernini (1891-1954), parmense, politico, soldato eroico nella prima guerra mondiale, professore di letteratura, scrittore, deputato negli anni ’40 del ‘900, si divertiva a scrivere poesie e questa, con una piacevole struttura, è dedicata al “Ragno”:
Il ragno ha tessuto le file
d'un tenue grigior di capello
senile,
tra 'l vecchio tetto forato
da sprazzi di cielo biancastro,
affocato,
e l'erba che, verde, fermenta
calore di stalla ed odore
di menta.
Il ragno risale e discende,
tessendo il suo filo; s'arresta
ed attende
la preda: la falce, la ronca
fienaia, la mano d'un bimbo
lo tronca
quel filo: s'allunga, aderisce
al muro, alle vesti del bimbo,
sparisce.
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