Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
LA DESTRA E LA CULTURA
Non arrivo all’estrosità di dire, come Bernardo Bertolucci, “mi iscrissi al Pci per soddisfare il mio senso estetico”, ma in questi giorni gli italiani più avveduti stanno capendo perché i più grandi intellettuali, non solo in Italia, hanno soprattutto guardato a sinistra.
La destra, tranne rarissimi casi, alcuni dei quali - peraltro - disconosciuti per la sua stessa omofobia, ha sempre avuto un forte senso di inferiorità culturale rispetto alla sinistra, che ha mascherato dicendosi vittima di discriminazione.
Abbiamo una classe culturale di prim’ordine, sostenevano, che è compressa e repressa dall’ostruzionismo della sinistra annidata nelle Università e nelle istituzioni culturali.
Ah se avessimo il potere di mostrarla, insistevano. Ora l’hanno mostrata e tutto quel che si è visto, in due anni di governo più o meno incontrastato, è solo la sua improba rincorsa ad occupare col solo potere gli spazi di potere.
Così un ministro, involuto come un ricciolo barocco, ha dovuto rinunciare al suo collaboratore numero uno, che aveva appena nominato col giusto criterio “intuitu personae”. Costretto a farlo perché la sinistra populista televisiva ha preso al balzo la fronda della destra culturale extraministeriale e dall’accusa di “pederastia”, lanciata da quest’ultima al malcapitato funzionario, ha esteso l’attacco al conflitto di interesse.
E’ la classe culturale di prim’ordine della destra residua che non ha ancora trovato collocazione e preme alle porte del ministero travolgendo i suoi stessi compari. Inutile restare di stucco, come barocco comanda, la cultura di destra è un barbatrucco.