Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Giorni fa ho seguito, come al solito, una delle più belle trasmissioni RAI condotta da Zanchini (erede di Augias): “Quante storie” dove si parlava della poesia con un pizzico di nostalgia. Nel bagaglio delle conoscenze scolastiche, tra le tabelline e la fotosintesi clorofilliana, c'è sempre stato qualche verso da imparare a memoria. Ma la poesia sembra ormai essere scomparsa non solo dai programmi scolastici ma anche dalla nostra vita quotidiana. Lo scrittore Paolo Di Paolo e il poeta Valerio Magrelli ripercorrono, dai Sepolcri al Cinque Maggio, dalla Pioggia nel pineto alla Silvia di Leopardi, alcune tra le liriche più celebri della nostra letteratura e spiegano perché è importante avere una memoria collettiva fondata sulla poesia. Di Paolo batte sul dente raccontando che un suo amico pensava che “San Martino” l’avesse scritta Fiorello e non il Carducci!
Chi di noi ”ultra-oltraenni” non ricorda almeno gli incipit delle sudate poesie delle elementari e medie?
Ei fu siccome immobile… C’è qualcosa di nuovo oggi… La donzelletta vien… ed anche Cantami o diva del pelide Achille… e, in questi giorni, emerge la stranota La nebbia agli irti colli… caro il mio Carducci!
Anche quest’anno è San Martino, ma non c’è nebbia, il sole sta levandosi e i colli son di legno cippato e nei sentieri non c’è odore aspro ma dolce di resina di pini II e i ceppi non bruciano e al cacciator è vietato l’ingresso, restano le rossastre nubi del tramonto e i miei “esuli pensieri” che qui lascio “migrar”.
Giosuè non me ne volere!