Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Zitti tutti, parla Mario-L’intervento di Draghi sul riarmo, e il primo passo per costruire una competitività europea
Oggi in Senato l’ex presidente del Consiglio darà indicazioni su come rafforzare il ReArm Europe. L’aumento della spesa militare era uno dei punti cruciali evidenziati nel rapporto dello scorso settembre, e mai come in questo momento ci sarebbe bisogno di coordinare gli sforzi di tutto il continente per ridurre la frammentazione dell’industria della difesa
La parola a Mario Draghi. Nella discussione sul Piano di riarmo varato dall’Unione europea è attesa oggi l’autorevolissima voce dell’ex presidente del Consiglio: alle 10, al Senato, Draghi verrà ascoltato dalle commissioni Esteri congiunte. L’orientamento generale dell’ex presidente del Consiglio è ben noto. Da lui si attendono indicazioni su come precisare e rafforzare il ReArm Europe, poiché si tratta per l’Europa di compiere giganteschi passi avanti nella governance e nella capacità di investimenti nei settori strategici: questo è il cuore del suo Rapporto per la competitività presentato nel 2024, dunque prima del ciclone-Trump e la conseguente nuova politica europea.
Il ReArm Europe per molti versi appare in sintonia con le tesi sostenute nel Rapporto Draghi, dove largo spazio si dà appunto alla difesa europea. Da mesi infatti Draghi ritiene che le minacce alla sicurezza fisica stanno aumentando e dobbiamo prepararci. Il rapporto mette in evidenza il dato che l’entità della spesa militare dei ventisette Stati membri dell’Unione europea è al secondo posto al mondo, ma che ciò non si riflette nella nostra capacità industriale di difesa a causa della frammentazione tra i diversi Stati che impedisce lo sfruttamento delle economie di scala. Nel rapporto si osserva «che il deterioramento delle relazioni geopolitiche crea anche nuove esigenze di spesa per la difesa e la capacità industriale di difesa» per cui si tratta «di recuperare il ritardo accumulato in termini di spesa per la difesa e di ricostituire le scorte esaurite, comprese quelle donate per sostenere la difesa dell’Ucraina contro l’aggressione russa, predisponendo ulteriori investimenti».
Draghi osserva nel Rapporto per la competitività che «nel giugno 2024 la Commissione ha stimato che nel prossimo decennio saranno necessari investimenti aggiuntivi per la difesa pari a circa 500 miliardi di euro». Il ReArm Europe parla di ottocento miliardi, anche se non è ancora chiaro come si realizzerà questa cifra. È possibile che l’ex premier ritenga troppo bassa la cifra complessiva e anche quella dei centocinquanta miliardi derivanti dalla emissione di eurobond. Su questo strumento, Draghi diceva nel Rapporto: «L’Ue dovrebbe continuare a emettere strumenti di debito comuni sulla base del modello NextGenerationEU in ragione del quale la Commissione assume, a nome dell’Ue, prestiti sui mercati finanziari per fornire sovvenzioni e prestiti a sostegno delle riforme e degli investimenti negli Stati tramite i Piani nazionali per la ripresa e la resilienza».
Secondo l’ex Governatore della Bce, è fondamentale rafforzare il governo europeo degli investimenti per la difesa «aumentando in modo sostanziale l’aggregazione della domanda tra gruppi di Stati membri, nonché la quota di acquisti congiunti per la difesa» perché «la frammentazione dell’industria europea della difesa, oltre a limitarne la portata e ostacolarne l’efficacia operativa sul campo, pone due principali problemi: l’assenza di un’industria di scala, con possibili crisi di approvvigionamento se gli Stati membri dovessero aumentare in modo significativo la spesa; la mancanza di standardizzazione e all’interoperabilità dei materiali».
In una conferenza tenuta nel giugno 2024 a Londra, Mario Draghi aveva detto che «la regolamentazione, la tassazione, la politica estera e la finanza americane sono ben allineate, ma che la governance è la sfida dell’Ue» e che essa «ha bisogno di un coordinamento più rigoroso delle politiche fiscali e che il modo in cui funziona la Commissione dovrebbe essere riformato». Parole e indicazioni che sono validi a maggior ragione oggi, nel momento della più grave difficoltà europea.