Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Contorsionisti d’Italia-Schlein e Meloni continuano a fare il gioco delle tre carte sul riarmo europeo
Il Pd si divide ancora sul ReArm Europe votando a favore della risoluzione sulla difesa ma contro l’emendamento sulle armi. È come se ci fossero due partiti sotto lo stesso simbolo, così la segretaria può dire di stare dalla parte delle grandi famiglie europee e di essere come i Cinquestelle. Il governo, invece, diviso in tre
Quanto è affidabile un partito che vota sì al ReArm Europe e contemporaneamente vota no allo stesso ReArm Europe?
Succede anche questo nel meraviglioso mondo di Elly Schlein, un luna park dove l’illusione prevale sulla realtà e tutto si aggiusta come nelle favole: è possibile sia sostenere che ieri a Strasburgo il Partito democratico abbia votato a favore di una complessa relazione sulla difesa che assume il Piano di riarmo, sia che lo stesso Partito democratico abbia votato contro l’emendamento specifico su quel Piano, peraltro dividendosi come al solito tra schleiniani che hanno votato no e riformisti che hanno votato sì: era un voto senza registrazione e dunque è difficile sapere chi ha votato in che modo.
Certo Giorgio Gori, Elisabetta Gualmini, Pina Picierno hanno votato sì; è arrivato il no dai sostenitori di Elly. Ed è interessante che Stefano Bonaccini stavolta ha votato come la segretaria, mentre il 13 marzo aveva votato favorevolmente al Piano di Ursula von der Leyen. Sì dirà che votare contro un emendamento e poi approvare il documento che lo recepisce è una cosa che accade frequentemente. Però come fanno i seguaci di Schlein a dire che il Partito democratico è contro il Piano (che, ricordiamolo, è sostenuto dal Partito socialista europeo) se poi ha approvato la relazione che lo accoglie?
Eppure al Nazareno ieri erano tutti contenti del contorsionismo portato avanti dal povero Nicola Zingaretti: ognuno faccia come gli pare sull’emendamento, basta che alla fine votiamo tutti insieme (naturalmente gli indipendenti Cecilia Strada e Marco Tarquinio hanno votato anche contro la relazione).
Non c’è niente da fare, sul ReArm Europe i Pd continuano a essere due e lo saranno sempre. Se il partito di Schlein si è diviso in due ma sul testo finale ha votato compattamente a favore, la maggioranza di governo si è spaccata in tre, con Forza Italia a favore, Lega contro (come il Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistra), e meloniani astenuti: quest’ultima è una novità particolarmente seria, perché si tratta del partito della presidente del Consiglio (e del ministro della Difesa) che si tira indietro su un documento molto qualificato.
Ma il governo quanto pensa di poter continuare così, senza nemmeno una parvenza di unità sulla politica estera? È vero che le opposizioni non fanno migliore figura. Alla fine il ReArm è rientrato dalla finestra, ma Schlein ha voluto marcare il territorio dicendo ai suoi di votare no perpetuando la stessa divisione che già si era registrata sempre a Strasburgo il 13 marzo.
Da Roma il gruppo della segretaria ha cantato vittoria perché il Pd ha ribadito la contrarietà al Piano, ma è giusto un effetto d’immagine: non solo perché, come detto, il Piano è rientrato nel testo finale, ma anche perché nel complesso la relazione è impostata sul rafforzamento di tutti gli strumenti per favorire la difesa europea, ivi compreso il potenziamento delle difese nazionali.
Siamo dunque dinanzi alla ipocrisia di un gruppo dirigente che tiene il piede un due scarpe: alla fine vota come il Pse, il Ppe e i lberali, ma può andare a sbandierare nei circoli e in tv di essere contro il riarmo nazionale. Il che è una presa in giro perché, documenti europei alla mano, è chiaro che esiste una connessione stretta tra la responsabilizzazione dei governi nazionali e l’obiettivo di medio e lungo termine di una difesa europea.
Il giochetto sul no all’emendamento pro-ReArm Europe serve alla segretaria per tenere un punto identitario utile a rinsaldare l’asse con Giuseppe Conte, a pochi giorni dalla manifestazione del Movimento 5 stelle (guest star Rita De Crescenzo, l’influencer della gita a Roccaraso, oltre a Alessandro Barbero, di professione storico).
Forti di questo strombazzato no, Elly o i suoi sostenitori potranno andare in piazza senza il timore di essere fischiati.
Ah già, ma non hanno anche votato sì?
Pirandello a questi gli fa un baffo.