Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Qui non si tratta né di una nuvola, né di nebbia e neppure di uno scoppio, anzi!
Tutto quel bianco che si nota in fondo è solamente la foglia, o meglio le foglie, dell'albero bianco.
Albero da noi è il nome del pioppo, come in Garfagnana il fungo è il moreccio.
L'albero bianco quindi è il pioppo bianco o gattice, quell'albero maestoso che nasce numeroso sulle rive lucchesi del Serchio.
In Fugata, la zona della Tenuta Salviati vicina alla rivendita di carne della "Fattoria di Migliarino", dove alcuni anni fa fu impiantata una pioppeta di questo albero, le cose non sono andate come previsto.
Il terreno lì non è sabbioso come le golene del Serchio e come la gran parte della Tenuta, ma si presenta argilloso e compatto, tanto che le pianticelle sono cresciute pochissimo e contorte da sembrare reumatiche.
Vi è una strana storia del perché il gattice presenta le due facce delle foglie di due colori, verde scuro superiore e bianco inferiore.
La denominazione del pioppo bianco in Grecia era leuke. Il suo nome si ispira all'omonima ninfa che, inseguita da Ade, si trasformò nella pianta poi trasportata dal dio presso la fonte di Mnemosine (la Memoria), la cui acqua permette ai defunti di accedere all'immortalità degli eroi.
A confermare il mito interviene una leggenda nata ad Olimpia.
Eracle, uscendo dagli inferi alla fine della dodicesima fatica, intrecciò una corona con le fronde del pioppo piantato da Ade presso la fonte Mnemosine. A contatto con l'aria la parte superiore delle foglie restò nera perché questo è il colore dell'Oltretomba, ma la parte che aderiva alla fronte di Eracle fu tinta in bianco-argento dal sudore dell'eroe. Perciò il pioppo gli è sacro: il doppio colore delle foglie indica che Eracle ha compiuto le sue fatiche nei due mondi.
Nei "Nuovi poemetti" Giovanni Pascoli così cantò nei versi di "Zi Meo"
O tra la lieve nebbia che si scioglie,
sole d'ottobre! o come lunghe aurore
giornate pure!
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allor che in vetta all'alto pioppo bianco
non scendea; no: gli dava l'onda e in aria
prendeva a volo l'altro pioppo a fianco: