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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Pisa, 6 aprile
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Pisa
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
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LUNA e TELA

20/11/2010 - 9:44

 

"Foraboschi quante folaghe ci sono nel lago?"

"Cinquemila!"

 

E siccome Foraboschi -vecchio lupo di lago e celeberrimo cacciatore- non si sbagliava mai, la tela veniva bandita e le cinquemila folaghe, che per istinto se la sguazzavano nel mezzo del lago, restavano quasi tutte fulminate dai numerosissimi cacciatori che, in gara sui veloci e fragili barchini, arrivavano dai tre posti prescritti per circondarle, e per togliere loro ogni via di scampo.

Era interessante osservare le strane flottiglie lillipuziane precipitarsi al segnale del “via!”, lo scoppio di un mortaretto, per eseguire, con sorprendente facilità, la manovra di accerchiamento.

Dopo poco l’assordante battaglia era in pieno sviluppo e si protraeva fintantoché l’ultima folaga desse segno di vita.

Al ritorno, erano festeggiatissimi i trionfatori, e tra questi era sempre il Maestro Puccini, l’insuperato cacciatore del lago e dei gallinacei del bosco.

La tela era certamente la caccia più divertente e facilona, sicché, vi concorrevano a centinaia i cacciatori, anche i meno esperti, dalle città vicine e tutti ritornavano allegramente alle loro case, sfoggiando dei voluminosi mazzi di folaghe sulle spalle.

Sicuro, in quella giornata, era concesso anche ai più reputati padellasti, la barbara gioia di trucidare un buon numero di vilissimi volatili.

Eppure vi erano degli audaci - anzi temerari- cacciatori, che arrischiavano la vita, vogando tra le fucilate, pur di raggiungere e contendersi una ripugnante folaga; mentre, assai spesso, all’immancabile imprudente toccava il tuffo nel lago –quasi ghiacciato- tra le risate dei vicini.

Per partecipare alla tela del 1886 bisognava pagare una tassa fissata in lire… tre!

Ebbene –in quell’epoca- un bohèmien puro sangue –il Maestro Puccini- incontrava non poche difficoltà a finanziare quella cara e desiderata partita di caccia.

Vi erano altre prede, quelle di bosco,  che appassionavano coloro che attorniavano Puccini e condividevano con Lui l’amore per il lago, la caccia, le donne e gli… scherzi.

Il più raro e ricercato, è un interessante e stranissimo quadrupede che lo figurano poco più grosso di una volpe, con la pelliccia d’oro, gli occhi brillanti…e la coda enorme e ricciuta rivolta all’insù.

 

Lo chiamano l’Antilisca.

 

Vive nascosto e silenzioso nei più folti pruneti ed è solito sbucare dalla sterpaglia poco dopo il tramonto.

Però tutti ne parlano e nessuno l’ha visto. È l’Araba fenice di Torre del lago e dei suoi fantasiosi bohèmiens, che ne esaltarono le straordinarie bellezze, per renderlo maggiormente pregevole e desiderato.

Al nuovo camerata si descriveva subito lo strano quadrupede e s’invitava, la sera stessa, a partecipare alla sua caccia divertentissima; la caccia all’Antilisca è molto semplice, e quello che più conta, è senza spesa.

 

"Noi faremo gli scaccioni e ci addentreremo nei pruneti per obbligarlo a saltare dal covile e a sbucare, mentre tu con una balla –adatta al foro dal quale suole uscire l’animale in fuga- se sarai svelto, riuscirai a prenderlo vivo e senza pericoli di sorta".


I bohèmiens –sempre puntuali per gabbare il prossimo- all’ora stabilita iniziavano la caccia, dopo aver collocato ed istruito l’ottimo camerata.

Le grida e le corse folli della masnada, che ogni tanto si avvicinava all’infelice paziente per gustarsi le mosse, lo rincitrullivano maggiormente, tanto ché, fisso e ricurvo, era là pronto per slanciarsi sulla balla, al più lieve fruscio.

Si racconta che il Maestro Puccini, con l’antilisca, facesse perdere delle ore anche a qualche  illustre amico desideroso di prendere quel meraviglioso e fantastico animale.

Boccia, Pipo, Gingino, Ciabatta, il Maestro, di ritorno da una caccia sfortunata, per esprimersi dicevano: "Abbiamo preso l’Antilisca!".

 

Ora di tutte le cacce di Torre del lago, non sono rimasti che i ricordi.

Tutto è finito, addio!!!

Eccolo lì il terribile gigantesco mostro, la Torbiera, che troneggia e se la fuma tranquillamente su tante rovine!

La fuga dei bohèmiens, ahimé, di tutti gli uccelli, di tutti i quadrupedi che allietavano il lago e i rivieraschi paduli, resta solo l’Antilisca.

Sopravvive al puzzo della torba ed in barba ai fallaci cacciatori.

 

Il testo è liberamente tratto da un interessantissimo libricino del 1920, sfortunatamente molto rovinato, dedicato interamente a Puccini e ai Bohèmiens e del quale ho cercato di lasciare l'enfasi lessical-grammaticale del tempo.

 

Come si legge, anche ai tempi d'oro del Lago vi erano Problemi,

però loro avevan la torbiera sopra, noi abbiam la torbona sotto!

 

 

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