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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
. . . e me torno in letargo. Chissà quanto ne può .....
. . . ora che non c'è più Berlusconi "il Pappiana" .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Pisa, 6 aprile
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Pisa
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
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Omaggio a Puccini

27/11/2010 - 22:21

Domani, 29 novembre, è l'anniversario della morte del grande Maestro Giacomo Puccini che, oltre alle sue immortali melodie, ha dato il nome al paese nostro vicino e indirettamente al nostro amato e disgraziato lago.

 

 A Colui che ci ha insegnato ad amare il Massaciuccoli la Voce rende omaggio con un enorme mazzo di fiori d'oro e  Lo ricorda con  uno scritto del Suo grande amico Lorenzo Viani, ridotto ed adattato per motivi di spazio:

 

 

"La folaga, alla cui tela convengono, in questo lago leggendario da molte parti d'Italia, è un uccellaccio che rende, cucinandolo, il salvatico delle marigiane, quegli uccelli che si nutrono di spurghi marini e d'alga; la folaga, anche se spellata e messa in guazzo nell'aceto, rende sempre un che di palustre e fa scervellare un cuoco che deve trovarle un sapore a furia di droghe.

Tra i rari manoscritti lasciati dal maestro Giacomo Puccini, il quale fu appassionatissimo cacciatore, c'è la maniera di cucinare la folaga e di toglierle da dosso il salvatico.

Certo inaspettato zampognare nella sottile strumentazione delle sue opere,  Egli diceva di averlo studiato quando nelle silenziose notti estive certi cacciatori, con una piccola zampogna di canna, imitavano il canto delle folaghe, e queste, ingannate, si buttavano, e venivano sterminate anche a centinaia.

Eppure ai cacciatori, quando ritornano dalla tela con un bel ciuffo di folaghe, sembra di andare a far Pasqua, come i pescatori quando ritornano in porto con le corbe ripiene di salacche; pescatori e cacciatori ricordano certi avvogliati di vino squattrinati, i quali dimandano all'oste:

– Cattivo, ma tanto!

 

Ai tempi che il maestro Giacomo Puccini, armato come un saracino, si sacrificava nel chiattino per la tela della folaga, sulla sponda del lago c'era accampata una tribù zingaresca di pittori sfornati freschi freschi dalla trattoria famosa di «Gigi porco», in Firenze, dove, insieme ai loro maestri Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, si cibavano di carne di ciuco, quella che cresce in bocca come il mosciame, quegli interiori di pesce seccati e rattorti dal sole.

Plinio Nomellini, già adulto nell'arte, Ferruccio Pagni, detto «Ferro» perchè avrebbe digerito i chiodi rattrappiti, Cecco Fanelli, il Gambogi, la prosapia dei livornesi Tommasi e, come i gabbiani di passaggio, Giulio Cesare Vinzio, il Natali, Mario Puccini (il pittore bravo e trascurato), trattavano le folaghe con gli onori delle beccacce. Nel tempo che l'arrosto girava sullo spiedo, piantato verticalmente sulla terra, s'udivano ripercossi dal bosco certi sbadigli di Pagni, nei quali erano fusi il bramito della belva e l'urlo del pirata all'arrembaggio; lungo com'era, avrebbe da solo diluviato anche lo spiedo. Quando augnava il suo quarto di folaga, digrumava anche l'ossa, gridando agli astanti stupefatti:

– I gatti fanno così!

Hai ragione, caro Ferruccio, – rispondeva Nomellini, – ma io fino a lì non ci arrivo, – e mostrava una carcassa di folaga ripulita di ogni tiglia.

 

Oggi i nomi di questa ondata di pittori (vivi e morti) sono stati scolpiti sopra una lapide, che è stata murata sulla facciata della casa di una società di cacciatori, che è davanti al lago e, sotto, c'è dipinta a tempera una schiera di folaghe. Quando portai questa notizia al Poggio Imperiale, Nomellini strillava come una folaga spellata viva:

– Delle aquile, delle aquile dovevano affrescarci sotto i nostri nomi; o che siamo uomini salvatici?"

..............

e ancora:

 

Il pallone, l'aeroplano 

qui, e Milano vo' veder. 

Ecco come 

il mio ritardo 

gatto pardo 

capitò. 

Ma «domenea» 

vengo al Bozzo, 

rulla il mozzo

del motor.

Viva il lago

dolce svago.

. . . . . . . . . . . . . . . .

 

Giacomo scriveva questi versi alla brava il 23 agosto del 1905 al diletto amico Bettolacci. E dall'America scriveva al Pagni: «Caro Ferro Kina, come t'invidio, mi par di vederti alla ripa del lago sdraiato, felice te!».

 

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