Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Ecco come appariva oggi pomeriggio quell'Eden che qualcuno chiama antipaticamente: Penisola dei gabbiani, ora mutatasi in "Isola dei gabbiani".
L'estremità della foto a destra sfiora la testa del muraglione e quella a sinistra l'attacco della riva di San Rossore alla spiaggia.
Bella foce, non c'è che dire, entreranno cee e ragni, sogliole e oratelle, ma manca qualcosa!
Il filino marroncino a sinistra è quel che resta della famosa "penisola" e i gabbiani proprietari si sono adattati a scegliersi un "isola" che, per essere chiamata tale, deve stare in mezzo al mare ed è proprio quel puntino che si intravede a filo orizzonte mare-cielo.
Nella seconda immagine si vede chiaramente come gli uccelli si trovano a loro agio (un poco stretti) nel loro nuovo mondo.
La terza foto è la reale grandezza della spiaggia di Bocca di Serchio (vero e caro rimpianto nome) che misura 41 passi di lunghezza e 45 di larghezza, passi fatti neanche tanto a gamba tesa.
Meglio non sta certamente la spiaggia di San Rossore che lascia vedere, nell'ultima foto, con l'onda che si frange a distanza quanta sabbia sia stata erosa: decine di metri che non erano solamente di rena posizionata in larghezza, ma tutta una serie di grosse dune, tutte scomparse o intaccate.
Una giornata che pensavo fosse di pace e che invece è stata di dolore.