Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Nei tempi passati, prima che altre parti anatomiche prendessero il sopravvento, erano quelle naturali che liberavano l'estro di gentilmente offendere e si mandava allora la controparte del battibecco:
affà giali, nicchi, bodde, a vangà 'n bonifia ed altre.
Ora è cambiata la moda, ma è rimasta quella di andà a ffà nicchi, anche senza esortazione.
Per me è troppo fredda l'acqua e mi diletto a scriverci sù un sonetto anzichè buttarci giù uno spaghetto:
“Ce l’ho bbelle vive, donne! ….vivee!!”
Tu siei de’ nicchi regina e purzella.
E’ ‘ndove ‘r Serchio acqua dórce scudella
tu nasci a mmucchi da fanne corbella
e ‘ndove l’omo ti cerca e rastella:
carzoni rotti e ‘nfirtrita franella
e colla rete legata all’ascella,
‘ndell’acqua diaccia ch’a vòrte sbudella,
o sotto’r sole che ‘r capo sombrella.
Foss’anco solo per una giumella,
coll’agli’er pane da ffa’ nzupparella,
cor pumodoro sartata ‘n padella,
prezzembolino o, a chi vva, gniepitella,
peperocino pe’ ffa’ comunella,
ah ssì l’arsella,.. che bbona… che bbella!