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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Pisa, 6 aprile
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Pisa
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
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ORGANIZZAMOCI!!

15/2/2011 - 23:00


Poi, a quattrocchi, Vi racconterò la barzelletta, "sudicetta", alla quale fanno riferimento titolo e anteprima, ma penso che non ce ne sia bisogno!  

Cambiamo decisamente genere e pensiamo a cosa si può  riferire-abbinare la foto:

Cadeva il Sol: de’ topi alfin la schiera

confusa si ritrasse e intimorita;

e fu la guerra in un sol dì compita.

 Dato che i topini sono felicemente in riposo, qui un minimo di riferimento ci potrebbe essere, scomodando il sommo Leopardi che chiuse con questi versi il suo "La guerra dei topi e delle rane", un poemetto scritto nel 1815.

La guerra finì con la disfatta dei topi che  erano stati battuti sì dalle rane, ma che si erano fatte aiutare da altri animali:

... Venner certi animali orrendi e strani
con otto piè, due capi e bocca dura;
gli occhi nel petto avean, fibre per mani;
le spalle risplendenti per natura,
obliquo camminare, e largo dosso;
le lor branche e la pelle eran sol osso.

 

(Granchi eran detti... scrive subito dopo).

 

Andiamo indietro nel tempo e prendiamo un genere ancora diverso.

Quest'altro abbinamento non è altrettanto accettabile solamente pensando a come sono teneri quelli ritratti, e dispettosi questi descritti:


Un topo e una topa e un topetto

m'hanno, con lor assedio, consumato.

È, quand'io dormo, escono de l'agguato:

un va da piedi e l'altro dal ciuffetto,

l'altro mi piscia addosso per dispetto; 

e quando senton ch'io sono svegliato,

l'un qua e l'altro là subito entrato

e' non li veggio, che sian benedetto.

E, per pigliar li topi maladetti,

trappole ho tese lor e risogallo,

arsenico con lardo ed altri archetti; 

ed ho due gatti, da fame constretti,

che non li piglian, vedendoli al ballo, 

sì tosto d'imbucar par che s'affretti.

E con questi dispetti 

io vivo: pensa se ho da consumarmi,

che da tre topi non posso aitarmi.

 

La poesia di Domenico di Giovanni, meglio noto come il Burchiello (1404 – 1449), mi fa pensare che ultimamente ho visto un viavai di piccoli batuffolini che vanno e vengono dagli scatoloni di vecchi giornali e libri:

 

"sarà mica che si sono riempiti di tutti quegli scritti ed hanno mischiato sapere e piacere, calore e sapore?"


fate vobis!

 

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